I Riti di introduzione

I Riti di Introduzione 

Dopo avere visto come la celebrazione eucaristica sia a pieno titolo una preghiera liturgica (con la sua dimensione ecclesiale, trinitaria, memoriale e rituale) e come sia importante pregare insieme con le stesse parole e con gli stessi gesti (ecco perché cominceremo ad usare la nuova traduzione in tutte le chiese della Toscana a partire dalla prima domenica di Avvento) cerchiamo oggi di riscoprire l’importanza della prima parte della celebrazione eucaristica, i Riti di Introduzione. 

Secondo l’Ordinamento Generale del Messale Romano – la premessa teologico liturgica al testo del Messale – “i Riti di Introduzione hanno un carattere di inizio, di introduzione e di preparazione. Scopo di questi riti è che i fedeli, riuniti insieme, formino una Comunità, e si dispongano ad ascoltare con fede la Parola di Dio e a celebrare degnamente l’Eucaristia” (OGMR n° 46). 

Già il canto di inizio, che dovrebbe introdurci al tema del giorno e favorire il canto di tutta l’assemblea, ci aiuta a creare un clima di preghiera condivisa, di un’unica Comunità con un cuore solo ed un’anima sola. Durante la processione di ingresso, con cui i ministri si portano nel presbiterio, tutti ci vogliamo immedesimare in questo cammino esistenziale verso l’altare del Signore. 

Il vescovo, il presbitero ed il diacono salutano e onorano la presenza del Signore nell’altare con un inchino e con il bacio, per il rapporto di speciale configurazione a Cristo dovuto al sacramento dell’ordine, mentre gli altri ministri solo con l’inchino. Se in prossimità del presbiterio si trova il tabernacolo, prima di venerare l’altare, i ministri si genuflettono verso la presenza reale del Signore. Soprattutto nelle feste è importante l’incensazione dell’altare, in segno di riverenza, onore e preghiera. 

Giunto alla sede, il presbitero ci invita a compiere il Segno della Croce: con la formula trinitaria e tracciando sul nostro corpo il segno supremo dell’amore salvifico del Signore, iniziamo la nostra preghiera comunitaria nel Suo nome, e – proprio come ci ha detto Gesù: “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” – ci mettiamo alla Sua presenza. 

Il Saluto Liturgico tra il presbitero e l’assemblea (“Il Signore sia con voi – E con il tuo spirito” o altre parole simili) vuole invitare tutti a prendere coscienza di questa presenza: il Signore è in mezzo a noi, c’è, qui e adesso, ce l’ha promesso, e occorre che anche noi siamo presenti a Lui, nella preghiera, con i nostri cuori e il nostro spirito. 

Il presbitero ci invita poi, con l’Atto Penitenziale, a riconoscerci bisognosi di perdono: tutti, davvero tutti, abbiamo bisogno della misericordia di Dio. Con l’espressione greca “Kyrie eleison”, proposta dalla nuova traduzione del Messale come da preferirsi rispetto alla versione italiana “Signore pietà” – che usiamo in ognuna delle tre formule dell’atto penitenziale – ci affidiamo al suo amore misericordioso riconoscendo la nostra povertà. 

Nelle solennità, nelle feste e nelle domeniche – tranne in Avvento ed in Quaresima – dopo l’atto penitenziale cantiamo o recitiamo il Gloria, un antichissimo inno di lode e di supplica. Nella nuova traduzione c’è una piccola modifica nella frase inziale: non diremo più “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”, ma “pace in terra agli uomini, amati dal Signore” per sottolineare che la pace è un dono per tutta l’umanità, proprio in quanto amata da Dio. 

L’ultimo elemento dei Riti di Introduzione è la preghiera chiamata Colletta: il nome stesso ci suggerisce come, dopo l’invito del presbitero “Preghiamo”, ognuno può formulare nel suo cuore la propria preghiera personale, e questa preghiera ne fa sintesi, con un unico testo che il presbitero rivolge al Padre – per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo – a nome di tutti i fedeli. 

L’Amen dell’assemblea sigilla quanto pronunciato confermando un’adesione piena a quella precisa preghiera (il termine ebraico Amen indica proprio: ci credo, mi ci radico, qui fondo la mia vita…). 

Questi riti che caratterizzano la prima parte della celebrazione eucaristica ci preparano alla Liturgia della Parola e alla Liturgia Eucaristica, che vedremo nelle prossime domeniche.