Parrocchia San Mauro a Signa

LETTERA PASQUALE 2019 dell’Arcivescovo alle famiglie

Carissimi fratelli e sorelle,

Papa Francesco recentemente ci ha ricordato che siamo chiamati tutti alla santità, cioè a far risplendere nella nostra vita l’immagine di Gesù. Una meta che vale anche per sposi e spose, genitori e figli, nonni e nipoti.

Questa strada di santità vorrei additare anche alle famiglie della nostra Chiesa fiorentina, ricordando come il Papa indichi nelle Beatitudini la carta di identità del cristiano e quindi la strada della santità.

Vi riporto due passi del documento di Papa Francesco e il testo delle Beatitudini nel Vangelo secondo Matteo. Qui di seguito propongo poi alcune riflessioni che possono aiutare a capire queste parole di Gesù in rapporto alla nostra vita di oggi.

Le Beatitudini sono una mappa di viaggio non scontata. Ci aspetteremmo che la felicità sia collegata con l’affermazione di sé, il possesso dei beni, un riconoscimento sociale, l’esercizio del potere, il benessere familiare. Gesù prospetta un orizzonte tutto diverso, quello dei «poveri in spirito» (Mt 5,3), quanti non hanno alcuna risorsa su cui appoggiare la propria esistenza e che perciò, con molta umiltà, affidano la loro vita alle mani di Dio. Poveri in spirito, dunque umili o anche «miti» (Mt 5,5), come dice la terza beatitudine: essendosi posti nelle mani di Dio hanno in lui la ricchezza vera che dà felicità.

Ma beati sono anche «quelli che sono nel pianto» (Mt 5,4), coloro che soffrono per le violenze e le brutalità degli altri, come purtroppo può accadere anche in famiglia; ma anche coloro che si sentono partecipi delle sofferenze dei fratelli, con i quali condividono le lacrime del dolore; e, ancora, coloro che soffrono e piangono di fronte al male che dilaga nel mondo, un male di cui non si vogliono fare complici, e al quale reagiscono ponendosi dalla parte della misericordia di Dio.

Così, la seconda beatitudine si collega alla quarta, che esalta «i misericordiosi» (Mt 5,7), quanti coltivano atteggiamenti di perdono, di ricerca di una fraternità che è possibile raggiungere solo nella mutua comprensione e nella reciproca remissione dei debiti, atteggiamenti assolutamente necessari nella vita familiare. Alla misericordia si collega a sua volta la ricerca della pace, anzi essere «operatori di pace» (Mt 5,9), affinché la pace regni nel mondo, anche nella nostre famiglie.

Gesù esalta poi come beata la vita di chi ha «fame e sete della giustizia» (Mt 5,6). Gesù parlando di giustizia si riferisce al disegno di Dio, alla sua parola, al suo progetto di salvezza nella storia degli uomini, che costituisce il bene dell’uomo e quindi ciò che è giusto e vero per lui: avere fame e sete della giustizia significa cercare solo Dio e la sua volontà. Perché ciò accada occorre però che il nostro cuore, il centro del nostro essere ‘ la nostra mente e la nostra volontà ‘, non si lasci confondere dalle illusioni del mondo: ci è chiesto di essere «puri di cuori» (Mt 5,8), per specchiarci soltanto nella sapienza e nell’amore di Dio.

A chiudere questo quadro di felicità e santità si collocano le ultime due beatitudini, che esaltano l’esistenza cristiana nella prova, nella persecuzione subita a causa della fedeltà alla volontà di Dio e a causa della testimonianza di Gesù (Mt 5,10-11). Si consuma così una totale conformazione a Cristo, rifiutato e perseguitato dagli uomini fino alla Croce. Ma già nelle precedenti beatitudini risplende il volto di Gesù, il quale in altre pagine del vangelo si presenta come «mite e umile di cuore» (Mt 11,29), piange sulla città santa che sta per rifiutarlo e sull’amico morto, appare vicino a ogni sofferenza e a ogni dolore umano, si mostra misericordioso verso tutti i peccatori, afferma di non cercare altro che la volontà del Padre. Le beatitudini, prima di essere l’immagine del vero cristiano, del santo, sono l’immagine di Cristo. Il suo volto illumini la vita delle nostre famiglie.

Giuseppe card. Betori

Dall’esortazione apostolica Gaudete et exsultate di Papa Francesco:

7. Mi piace vedere la santità nel popolo di Dio paziente: nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere. […] Questa è tante volte la santità ‘della porta accanto’, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio […].

63. […] Gesù ha spiegato con tutta semplicità che cos’è essere santi, e lo ha fatto quando ci ha lasciato le Beatitudini (cfr Mt 5,3-12; Lc 6,20-23). Esse sono come la carta d’identità del cristiano. Così, se qualcuno di noi si pone la domanda: ‘Come si fa per arrivare ad essere un buon cristiano”, la risposta è semplice: è necessario fare, ognuno a suo modo, quello che dice Gesù nel discorso delle Beatitudini. In esse si delinea il volto del Maestro, che siamo chiamati a far trasparire nella quotidianità della nostra vita.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12):

Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».